Dal mio esilio volontario, leggo ogni giorno i quotidiani italiani. In realtà mi interessa di più leggere i commenti, e credo che sia meraviglioso avere finalmente la possibilità di sentire le voci delle persone, quelle vere, nel bene e nel male. Anche perché così scopri che quelli che sono "dalla tua parte" in realtà non lo sono mica poi tanto, e quelli che sono "dall'altra parte" lo sono ancora meno.
Ma non è della mia posizione politica che voglio parlare, anche perché sarebbe complicato e stiamo qua per svago, mica sul serio.
Così leggiucchiando i giornali e i commenti ho passato le giornate precedenti i quesiti referendari (oh come mi piace usare espressioni compite!). Sono ancora residente in Italia, ufficialmente, e il biglietto per tornare e votare anche io non l'ho comprato. Costava troppo, mi dicevo, ma in realtà non avevo fiducia, in un paese così imbecille da lasciarsi turlupinare da un venditore di miracolosi ritrovati per la ricrescita della chioma, con tutto il suo carretto di burattini e bottigliette colorate. Un paese che mi ha costretta, per disgusto, a fare i bagagli, e in cui non ho ancora alcun desiderio di tornare a vivere non meritava neanche 5 dei miei sudati euro di precaria a evasione zero (questo siamo, cari miei, noi liberi professionisti del terziario, ficcatevelo in testa e piantatela di vessarci), e da spendere ce n'erano ben di più.
Se non siete capaci da soli, voi che avete scelto di restare o che non avete scelto di andarvene, a pensare al vostro futuro, al vostro presente, alle vostre vite, beh non sarà la mia mano armata di matita copiativa a venirvi in aiuto. Non più. Questo mi dicevo, mentre leggevo e approvavo singole frasi di commenti, degli articoli stessi, dei video. La vicinanza, il "comune sentire", mi sono rassegnata, è sempre marginale e in pochi punti, in brandelli di pensiero passati al setaccio e vagliati.
Poi i risultati li sappiamo, e sono stata contenta, e anche orgogliosa! Ho sentito meno schifo per i miei connazionali, meno rabbia, meno indignazione. Vivere indignati è una fatica, anche per questo non guardavo da anni la tv e anche per questo sono a 800 km in linea retta da "casa".
Ok, sarebbe stato bello che i quesiti sull'acqua venissero illustrati chiaramente, non importa quanto sia faticoso far capire ai "non addetti ai lavori" le minuzie tecniche, lo si fa, con buona volontà, e se il telespettatore s'annoia e cambia canale, beh quello a questo punto è un problema suo. Non è che si debba sempre mettere una tetta o un culo o una tartaruga di addominali a corredo di un'affermazione per mantenere la soglia di attenzione del pubblico.
Così nelle mie riflessioni sulla democrazia, l'iniquità del sistema, la mia pensione che farà ridere i polli come quella di troppi miei coetanei, i privilegi di casta e le reti corrotte di rapporti clientelari, il sostegno del maggior partito d'opposizione (sic) al criminale che governa questo stivaletto da puttana sulla tangenziale nel momento di maggior bisogno (ovvero quando si caca sotto di fronte a un ipotetico futuro), ci ho infilato pure l'esercizio della democrazia diretta, i trucchetti per sabotarlo, le azioni di propaganda e censura, e sono arrivata a convincermi che:
NON bisogna abolire il quorum. Assolutamente no. Bisogna spostarlo. Dai referenda (uh come sono dotta col mio plurale latino!!) alle politiche. Così che di fronte a un'astensione del 70-80% (e ci si arriverebbe, se astenersi fosse un modo per contare anziché per tirarsi fuori dal gioco), lorsignori se ne andrebbero tutti a casa. Ma tutti eh!
Provate a immaginare gli scenari. Quorum del 50%+1 per le elezioni politiche. Come dicono adesso in Italia, non so se l'abbia detto qualcuno in TV e la cosa si sia diffusa, probabile, "mi ride anche il culo". E per ridere ancora di più, niente quorum per i referenda. Se la cosa ti interessa, vai a votare. Se non ti interessa, non ci vai, e il tuo non andarci non influisce sulla decisione, presa a questo punto solo da quelli a cui la questione interessa, senza trucchetti balneari.
Con questa utopia negli occhi, e un certo languorino nello stomaco, saluto il pubblico non pagante (sempre sia lodata l'adsl flat) e vado a farmi una passeggiata lungo il Danubio.